L’importanza di partecipare ad una fiera internazionale

Le fiere internazionali sono una grandissima opportunità per le aziende che vogliono internazionalizzarsi e puntare all’export dei propri prodotti o servizi.
Il 72% delle quasi 200 società  intervistate stanno attualmente esponendo al di fuori dei propri confini nazionali (partecipando a una media di 7,5 fiere internazionali all’anno), e otto su 10 hanno almeno l’intenzione di esplorare i mercati esteri nei prossimi tre anni. La maggior parte dei marketers si avventurano al di fuori dei loro confini per cercare di prendere di mira i clienti e le prospettive di altre regioni del globo, nel tentativo di aumentare le vendite, generare brand awareness, e coltivare le relazioni esistenti. Sono moltissimi i casi di aziende che una volta raggiunto nuovi mercati hanno conosciuto una crescita esponenziale, tra cui SLT Service, azienda che si occupa di allestimenti fieristici a Bologna e che sta cercando di portare i propri stand fuori i confini nazionali ed europei.
Non a caso, l’Europa e l’Asia sono i maggiori hotspot fieristici al di fuori del Nord America, con l’Africa in ritardo in termini di attrazione per le aziende globali. Canada, Germania, Cina e Gran Bretagna appaiono il più attraente per gli espositori americani, seguita da vicino da Singapore, Spagna, Messico, Francia, Brasile, Australia, Giappone, Emirati Arabi Uniti e l’Italia.
Nonostante il fatto che il trasporto rappresenti l’ostacolo più significativo per una fiera espositiva internazionale, oltre il 20 per cento delle aziende spedisce i propri stand all’estero, spesso arruolando spedizionieri o un agente broker doganale . Tuttavia, quasi la metà delle aziende statunitensi espositrici a livello internazionale scelgono di realizzare stand che poi dureranno per solo uno spettacolo.

Anoressia nervosa e depressione

ANORESSIA NERVOSA

In base al DSM-IV l’anoressia mentale o anoressia nervosa è un DCA in cui l’individuo decide deliberatamente e si rifiuta di mantenere il proprio peso corporeo normale. Il soggetto spesso instaura dei suoi personali criteri, per i quali decide quale deve essere il suo peso ideale e non accetta il superamento di tale soglia e di conseguenza cerca con ogni mezzo di calare di peso indipendentemente dal fatto che stia bene o male.

Lo stimolo della fame viene comunque mantenuto anche per aspetti meccanici, ma si instaurano alterazioni ormonali senza una chiara eziologia: ci molte teorie anche contradditorie che cercano di spiegare l’eziologia, spesso legata alla depressione, ipotizzando anche una genesi multifattoriale che attualmente comunque non soddisfa pienamente.

Vi sono due tipi distinti di anoressia:

  • Anoressia pura o restrittiva: in cui sono presenti una perdita di peso e/o un peso inferiore alla norma che sono mantenuti prevalentemente con diete, digiuno e/o esercizio fisico. Non ci sono condotte alimentari atipiche;
  • Anoressia mista: più affine alla bulimia, in quanto oltre al digiuno sono presenti anche le abbuffate. Il soggetto per mantenere il peso corporeo è quindi costretto ad eliminare ciò che ha ingerito mediante vomito autoindotto, abuso di farmaci (lassativi, diuretici, ecc.) e altri.

 

Introduzione

Le prime descrizioni risalgono al 1600 anche se sicuramente come patologia è probabilmente molto più antica: interessante è il rapporto tra il pensiero mistico e religioso e il digiuno (anche in una ricostruzione della vita di Santa Caterina da Siena questo aspetto emerge), anche se il paragone tra l’anoressia e il digiuno religioso rimane azzardato.

Rimane comunque interessante il processo di auto-alimentazione che il digiuno induce nel soggetto e l’usanza stessa che potrebbe aver avuto origine da queste pratiche.

Nella religione cattolica pratiche di astinenza e digiuno sono tutt’ora considerate in certi periodi dell’anno, probabilmente ispirati al ritiro di Gesù Cristo per quaranta giorni nel deserto; parimenti, nella religione musulmana è presente questo aspetto, basti pensare al Ramadan.

Oltre ad un aspetto religioso e sociale il digiuno ha anche effetti psicologici, come dimostrato da esperimenti che hanno rivelato l’aumento del tono dell’umore, a volte tendente quasi all’euforia, in soggetti in deprivazione di cibo: questo potrebbe spiegare l’ascesi mistica che veniva praticata da eremiti e stiliti ed è stata documentata in passato, dalla cultura greca a quella indiana.

Nella pratica del digiuno intervengono sicuramente anche aspetti ormonali non ancora del tutto noti, ma che probabilmente implicano l’esistenza di molecole neuropeptidiche e neuro-ormonali che regolano l’accumulo e in consumo di tessuto adiposo.

 

Ad oggi nei Paesi a sviluppo industriale il cibo è facilmente disponibile, ma nella storia del genere umano l’uomo è stato esposto a carestie e a periodi di maggior abbondanza di cibo, anche su base stagionale. Questo chiaramente ha dato impulso a metodi di conservazione della carne e del cibo come la stagionatura, l’affumicatura e l’insaccazione della carne.

Allo stesso modo l’organismo quando può accumulare riserve forma tessuto adiposo, che svolge funzione neuroendocrina e secerne sostanze ormonali con meccanismi a feedback come grelina e leptina che regolano i centri della fame ipotalamici; l’ipotalamo a sua volta durante in situazioni carenziali regola l’assunzione di cibo.

Risulta quindi chiaro, evoluzionisticamente parlando, il coinvolgimento mediante circuiti fisiologici di sazietà, digiuno e ricerca del cibo.

Questi meccanismi a volte si inceppano, a causa anche di componenti sociali e questo può favorire l’insorgenza dell’anoressia.

La componente biologica però rimane tutt’ora poco conosciuta: non è certo un caso comunque che il 90-95% dei pazienti siano di sesso femminile e con esordio classico tra i 12 e i 16 anni e tardivo fino ai 25 anni e che sia una patologia tipica della popolazione occidentale e non dei Paesi in via di sviluppo in cui non c’è una forte pressione sociale verso la magrezza. Negli anni ‘60 colpiva maggiormente le classi più benestanti, mentre ora si distribuisce più in modo omogeneo e non è stato confermato dagli ultimi studi la correlazione tra basso quoziente intellettivo e maggiore insorgenza della patologia.

Epidemiologia

In soggetti di sesso femminile con età tra i 12-18 anni varia da 1/100 a 1/800, con una incidenza che negli ultimi anni sembra rimasta stazionaria o addirittura più recentemente in diminuzone, in contrasto con la tendenza all’aumento registrata negli ultimi 10 anni.

Chiaramente il trend può però essere solo frutto di oscillazioni normali dell’incidenza difficili da valutare nel breve periodo.