Come avviene la pavimentazione

La pavimentazione è un processo che impegna tempo e denaro. La scelta del materiale da usare, deve essere ponderata e deve corrispondere ai gusti e alle esigenze di coloro i quali andranno ad occupare l’abitazione. Nel caso si scelga di pavimentare utilizzando il legno, sicuramente si tratta di un materiale con una grande resistenza all’acqua. In questo modo vi è un minor rischio di spaccature, anche perché il gres presenta un’elevata resistenza alla flessione, all’abrasione, agli urti, ai graffi e ai prodotti chimici. Come avviene la messa in posa di pavimenti in legno padova?

Al fine di ottenere un miglior risultato estetico, è conveniente posare il materiale attingendo i pezzi da più scatole, in modo da ottenere una miscelazione ottimale. La messa in posa può essere realizzata sia a spolvero di cemento, sia a colla, con l’utilizzo di collanti specifici ad elevate prestazioni. Tra le diverse modalità, è maggiormente consigliata la posa a colla in quanto offre maggiori garanzie di tenuta, specialmente su grandi formati. E’ importante al momento della posa, che il sottofondo sia stabile, asciutto e che non sia, né eccessivamente freddo né troppo caldo. Bisogna sempre eseguire le istruzioni dei produttori dei materiali per sottofondi e collanti specifici utilizzati.

Durante la posa è necessario non segnare il materiale sulla superficie di utilizzo con matite o pennarelli indelebili, in particolar modo per prodotti levigati. Una volta applicata la pavimentazione, un aspetto fondamentale è la pulizia dopo posa. Se non si effettua la corretta rimozione dei residui della stuccatura, ciò può causare degli aloni difficili da rimuovere creando sulla pavimentazione un film cementizio, che assorbe ogni forma di sporco, dando così l’impressione che sia il materiale a sporcarsi. E’ indispensabile sciogliere ed eliminare completamente questi residui con l’utilizzo di acidi tamponati diluiti in acqua. Bisogna quindi lasciarli agire sul pavimento bagnato, per poi provvedere al risciacquo con acqua.

Come scegliere il pavimento, forme e modelli

Se avete scelto delle piastrelle per il vostro prossimo pavimento, ne apprezzerete di certo la versatilità, infatti ci sono molteplici aspetti da considerare. Uno di questi è la forma. Abbiamo stilato un elenco delle forme più comuni con l’aiuto di uno specialista in interior design padova.

Quadrate
Le piastrelle quadrate sono le più comuni, ma via via stanno diventando sempre più difficile da reperire. I pavimenti con piastrelle quadrate sono classici senza età, sono disponibili in una serie di colori. Se siete alla ricerca di una bella mattonella, semplice ed economica alora questa sarà la vostra scelta!

Rettangolari
Le piastrelle rettangolari stanno diventando sempre più comuni, ancora di più di quelle quadrate. Le piastrelle rettangolari offrono un look classico e senza tempo. Inoltre sono disponibili in una vasta gamma di colori, dimensioni e materiali. La scelta di piastrelle rettangolari è ottima se vogliamo qualcosa di semplice ma un po’ diverso dal solito!

Circolari
Poche persone si immaginano un cerchio quando pensano alle mattonelle. Pavimenti in piastrelle circolari offrono un minor numero di opzioni rispetto alle piastrelle quadrate e rettangolari, ma ci offrono delle soluzioni particolari. Queste sono disponibili in vari formati e di varie dimensioni. Le differenti dimensioni possono creare una sorta di effetto “ghiaia” naturale, sono soprattutto adatti ai bagni ampi e spaziosi.

Striscia
Negli ultimi anni queste mattonelle a listello sono diventate di uso comune nelle cucine. La gente le ama perché sono eleganti e moderne. Sono disponibili in una vasta gamma di colori, che rendono più luminoso il vostro ambiente. La posa, di solito, avviene sfalsando le singole mattonelle, in modo da avere un effetto piacevole alla vista.

Altre forme
Possiamo trovare anche delle piastrelle con forme insolite. Sono senz’altro molto decorative e di solito riproducono dei disegni.  Rendono i vostri ambienti originali e moderni.

Come creare un annuncio stampato efficace

Le pubblicità stampate della tua azienda devono dare agli utenti un motivo per essere interessati alla tua attività; Devono essere chiare, sintetiche, informative e invitanti. Il tuo annuncio di stampa ha appena due secondi per attirare l’attenzione e deve spiegare subito perché il tuo prodotto o servizio può dare un vantaggio a coloro che lo stanno visualizzando. Questa procedura può aiutare a creare un annuncio di stampa accattivante:

Crea un titolo accattivante

In quasi tutti i casi, il titolo è il singolo elemento più importante di un annuncio di stampa. Sforzatevi di essere chiari e concisi nei titoli. Evitate la tentazione di essere troppo “creativi” tanto che il  significato non venga compreso.
Dove il titolo viene inserito nell’annuncio è altrettanto importante di quello che dice. È necessario assicurarsi che il titolo domini l’annuncio in modo da poter essere rapidamente capito. Troppo spesso, il titolo, che include le informazioni più importanti all’interno di un annuncio, viene perso in un tripudio di troppi tipi di carattere, di grafica e di altri elementi.
Prestare attenzione al sottotitolo

Oltre al titolo principale, una sottotitolo può fornire preziose informazioni secondarie. Il titolo deve afferrare i lettori, ma il sottotitolo deve spiegare ulteriormente il prodotto, servizio o azienda.

Cura gli elementi grafici
L’elemento grafico del tuo annuncio è lì per attirare gli occhi dei lettori e interessarli abbastanza per soffermarsi sul cartellone. L’elemento grafico solitamente richiama l’attenzione e integra il titolo – i due elementi funzionano insieme attirare l’attenzione verso l’annuncio.
Assicurati che l’elemento grafico dell’annuncio sia pertinente a quello che stai vendendo. Una foto di una ragazza in un bikini non è il modo migliore per vendere qualcosa che non siano costumi.

Stampa su materiali di qualità

Il supporto di stampa è di altrettanta importanza, un ottimo effetto si può avere dagli annunci che si avvalgono della stampa su forex.

 

 

L’importanza di partecipare ad una fiera internazionale

Le fiere internazionali sono una grandissima opportunità per le aziende che vogliono internazionalizzarsi e puntare all’export dei propri prodotti o servizi.
Il 72% delle quasi 200 società  intervistate stanno attualmente esponendo al di fuori dei propri confini nazionali (partecipando a una media di 7,5 fiere internazionali all’anno), e otto su 10 hanno almeno l’intenzione di esplorare i mercati esteri nei prossimi tre anni. La maggior parte dei marketers si avventurano al di fuori dei loro confini per cercare di prendere di mira i clienti e le prospettive di altre regioni del globo, nel tentativo di aumentare le vendite, generare brand awareness, e coltivare le relazioni esistenti. Sono moltissimi i casi di aziende che una volta raggiunto nuovi mercati hanno conosciuto una crescita esponenziale, tra cui SLT Service, azienda che si occupa di allestimenti fieristici a Bologna e che sta cercando di portare i propri stand fuori i confini nazionali ed europei.
Non a caso, l’Europa e l’Asia sono i maggiori hotspot fieristici al di fuori del Nord America, con l’Africa in ritardo in termini di attrazione per le aziende globali. Canada, Germania, Cina e Gran Bretagna appaiono il più attraente per gli espositori americani, seguita da vicino da Singapore, Spagna, Messico, Francia, Brasile, Australia, Giappone, Emirati Arabi Uniti e l’Italia.
Nonostante il fatto che il trasporto rappresenti l’ostacolo più significativo per una fiera espositiva internazionale, oltre il 20 per cento delle aziende spedisce i propri stand all’estero, spesso arruolando spedizionieri o un agente broker doganale . Tuttavia, quasi la metà delle aziende statunitensi espositrici a livello internazionale scelgono di realizzare stand che poi dureranno per solo uno spettacolo.

Anoressia nervosa e depressione

ANORESSIA NERVOSA

In base al DSM-IV l’anoressia mentale o anoressia nervosa è un DCA in cui l’individuo decide deliberatamente e si rifiuta di mantenere il proprio peso corporeo normale. Il soggetto spesso instaura dei suoi personali criteri, per i quali decide quale deve essere il suo peso ideale e non accetta il superamento di tale soglia e di conseguenza cerca con ogni mezzo di calare di peso indipendentemente dal fatto che stia bene o male.

Lo stimolo della fame viene comunque mantenuto anche per aspetti meccanici, ma si instaurano alterazioni ormonali senza una chiara eziologia: ci molte teorie anche contradditorie che cercano di spiegare l’eziologia, spesso legata alla depressione, ipotizzando anche una genesi multifattoriale che attualmente comunque non soddisfa pienamente.

Vi sono due tipi distinti di anoressia:

  • Anoressia pura o restrittiva: in cui sono presenti una perdita di peso e/o un peso inferiore alla norma che sono mantenuti prevalentemente con diete, digiuno e/o esercizio fisico. Non ci sono condotte alimentari atipiche;
  • Anoressia mista: più affine alla bulimia, in quanto oltre al digiuno sono presenti anche le abbuffate. Il soggetto per mantenere il peso corporeo è quindi costretto ad eliminare ciò che ha ingerito mediante vomito autoindotto, abuso di farmaci (lassativi, diuretici, ecc.) e altri.

 

Introduzione

Le prime descrizioni risalgono al 1600 anche se sicuramente come patologia è probabilmente molto più antica: interessante è il rapporto tra il pensiero mistico e religioso e il digiuno (anche in una ricostruzione della vita di Santa Caterina da Siena questo aspetto emerge), anche se il paragone tra l’anoressia e il digiuno religioso rimane azzardato.

Rimane comunque interessante il processo di auto-alimentazione che il digiuno induce nel soggetto e l’usanza stessa che potrebbe aver avuto origine da queste pratiche.

Nella religione cattolica pratiche di astinenza e digiuno sono tutt’ora considerate in certi periodi dell’anno, probabilmente ispirati al ritiro di Gesù Cristo per quaranta giorni nel deserto; parimenti, nella religione musulmana è presente questo aspetto, basti pensare al Ramadan.

Oltre ad un aspetto religioso e sociale il digiuno ha anche effetti psicologici, come dimostrato da esperimenti che hanno rivelato l’aumento del tono dell’umore, a volte tendente quasi all’euforia, in soggetti in deprivazione di cibo: questo potrebbe spiegare l’ascesi mistica che veniva praticata da eremiti e stiliti ed è stata documentata in passato, dalla cultura greca a quella indiana.

Nella pratica del digiuno intervengono sicuramente anche aspetti ormonali non ancora del tutto noti, ma che probabilmente implicano l’esistenza di molecole neuropeptidiche e neuro-ormonali che regolano l’accumulo e in consumo di tessuto adiposo.

 

Ad oggi nei Paesi a sviluppo industriale il cibo è facilmente disponibile, ma nella storia del genere umano l’uomo è stato esposto a carestie e a periodi di maggior abbondanza di cibo, anche su base stagionale. Questo chiaramente ha dato impulso a metodi di conservazione della carne e del cibo come la stagionatura, l’affumicatura e l’insaccazione della carne.

Allo stesso modo l’organismo quando può accumulare riserve forma tessuto adiposo, che svolge funzione neuroendocrina e secerne sostanze ormonali con meccanismi a feedback come grelina e leptina che regolano i centri della fame ipotalamici; l’ipotalamo a sua volta durante in situazioni carenziali regola l’assunzione di cibo.

Risulta quindi chiaro, evoluzionisticamente parlando, il coinvolgimento mediante circuiti fisiologici di sazietà, digiuno e ricerca del cibo.

Questi meccanismi a volte si inceppano, a causa anche di componenti sociali e questo può favorire l’insorgenza dell’anoressia.

La componente biologica però rimane tutt’ora poco conosciuta: non è certo un caso comunque che il 90-95% dei pazienti siano di sesso femminile e con esordio classico tra i 12 e i 16 anni e tardivo fino ai 25 anni e che sia una patologia tipica della popolazione occidentale e non dei Paesi in via di sviluppo in cui non c’è una forte pressione sociale verso la magrezza. Negli anni ‘60 colpiva maggiormente le classi più benestanti, mentre ora si distribuisce più in modo omogeneo e non è stato confermato dagli ultimi studi la correlazione tra basso quoziente intellettivo e maggiore insorgenza della patologia.

Epidemiologia

In soggetti di sesso femminile con età tra i 12-18 anni varia da 1/100 a 1/800, con una incidenza che negli ultimi anni sembra rimasta stazionaria o addirittura più recentemente in diminuzone, in contrasto con la tendenza all’aumento registrata negli ultimi 10 anni.

Chiaramente il trend può però essere solo frutto di oscillazioni normali dell’incidenza difficili da valutare nel breve periodo.